La leggenda di Kobe Bryant

30 Aprile, 2021
Autor: Gilbertini Gamberini

Parlare di Kobe Bryant e della pallacanestro è in pratica come parlare di Lionel Messi e del calcio; Kobe, purtroppo scomparso a causa di un tragico incidente con il suo elicottero personale, è venuto a mancare il 26 Gennaio 2020, lasciando esterrefatto il mondo intero, inclusi tutti quelli che di pallacanestro non ne capiscono. Definito da tutti il Michael Jordan della nostra generazione per la sua grande visione di gioco e la immensa professionalità che ha contraddistinto tutta la sua carriera fin dagli inizi, Bryant è stato considerato un atleta modello, uno sportivo esemplare servito come fonte di ispirazione anche per altri grandi campioni comeSerena Williams, Neymar, e Roger Federer.

La carriera di Kobe Bryant è stata semplicemente fantastica, tanto da essere ritenuta dagli addetti ai lavori una delle migliori in assoluto di tutto lo sport professionistico, cosa che lo ha portato ad essere inoltre tra gli atleti di tutti i tempi più conosciuti al mondo. Sono tantissimi i suoi successi, ed anche i record personali che è riuscito a stabilire non si contano; era una vera macchina Kobe Bryant, tanto da essere stato contrattato anche per alcune apparizioni in serie televisive di successo, cortometraggi sul basket e cinema, come protagonista del film-documentario Kobe Doin’ Work di Spike Lee, e come comparsa in un film su Bruce Lee.

kobe bryant- 2bis

Impara a giocare in Italia

I suoi primi passi nel mondo del basket Kobe li ha mossi in Italia, dove ha vissuto dai 6 ai 13 anni seguendo il padre, anch’egli ottimo cestista, nelle città dei club che lo contrattavano; Rieti, Reggio Calabria, Pistoia, ed infine Reggio Emilia, poi il ritorno negli USA dove, una volta iscritto all’high school, ha ottenuto subito una enorme popolarità per aver vinto il titolo statale con la Lower Merion High School, un collegio situato in un piccolo sobborgo di Filadelfia.

Nel 1996, appena raggiunta la maggiore età, Kobe inizia a ricevere interessanti offerte da alcune Università ( Duke e Kentucky su tutte) per entrare a far parte delle rispettive selezioni iscritte ai campionati tra college. Nello stesso anno però viene contattato dai Los Angeles Lakers , e da quel momento in poi la sua vita sportiva è stata contrassegnata unicamente dai colori giallo-viola del prestigioso club californiano, nel quale ha militato per 20 stagioni consecutive.

Il salto alla NBA ed i suoi grandi successi

All’età di 18 anni e 72 giorni, ovvero il 13 Novembre 1996, Kobe Bryant fa il suo esordio nella NBA con la maglia dei Los Angeles Lakers, e disputa un’intera partita senza marcare punti, una dato che fa scalpore visti i record di canestri realizzati che ha successivamente polverizzato. Da qui in avanti il campione della Pennsylvania inizia infatti a marcare, marcare, e marcare ancora punti decisivi per le vittorie dei Lakers, con i quali era appena iniziato un sodalizio destinato a durare tutta la vita. La carriera di Kobe Bryant nella nazionale statunitense di basket inizia molto tardi, perché il giocatore decide di rifiutare le convocazioni per i Giochi Olimpici del 2000 e del 2004, ed è inoltre costretto a saltare per infortunio anche i mondiali del 2002 e del 2006.

Esordio rinviato al 2007 dunque, ma da quel momento in poi si dimostrò insostiruibile anche per la nazionale. Ecco alcuni dei suoi records personali: maggior numero di punti realizzati (81) e di rimbalzi vinti (16) in un solo match, 6 partite in carriera marcando più di 60 punti, massimo numero di assists in partita (17), 5 titoli NBA vinti con i Lakers, ed un sacco di altri primati entrati nel guinness.

Il ritiro dalle attività e la sua morte

E siamo al 2015, anno in cui l’asso della pallacanestro decide di uscire definitivamente dal suo mondo; il suo addio al basket viene tramutato in un bellissimo cortometraggio animato dal titolo Dear Basketball, diretto dal regista ed animatore statunitense Glen Keane e diffuso nel 2017. Finita la sua attività agonoistica, Kobe inizia a fare qualche apparizione in tv, sia come ospite in alcune serie televisive americane, sia come commentatore in programmi di intrattenimento sportivo, e nel 2018 pubblica anche il suo primo libro dal titolo The Mamba Mentality- Il Mio Basket , libro la cui prefazione è stata fatta dal campione spagnolo Pau Gasol.

Alle 9,06 del 26 Gennaio 2020 l’asso della pallacanestro, insieme con sua figlia Gianna ed altre 7 persone si schianta con il suo elicottero personale nei pressi della piccola cittadina di Calabasas, in California, ponendo tragicamente la parola fine alla sua vita ricca di successi che avrebbe potuto ancora offrirgli molto, a quella di 7 suoi amici, ed a quella della giovanissima Gianna che amava tantissimo.