Il Brescia di Roberto Baggio

27 Maggio, 2020
Autor: Gilbertini Gamberini

Ciò che ha vissuto la squadra del Brescia calcio, e con lei ovviamente tutta la città, durante il periodo in cui il grande Roberto Baggio è transitato da quelle parti, rappresenta una di quelle ‘favole sportive’ che forse un tempo esistevano ancora, ma alle quali ormai da anni siamo purtroppo disabituati. Oggi i tempi sono cambiati, e lo sport non ha fatto altro che seguirne il passo; molti anni fa c’era il Verona di Osvaldo Bagnoli, il Parma di Arrigo Sacchi, il Bologna di Gigi Maifredi, ed anche il Brescia di Carletto Mazzone, capitanato da uno dei più grandi numeri 10 che il calcio mondiale abbia mai conosciuto, ma oggi queste belle storie di lealtà e valori profondi nello sport sono praticamente scomparse, purtroppo.

Il più famoso ‘codino d’Italia’ (questo l’affettuoso soprannome tributato da tutto il popolo italiano al fantasista vicentino), non aveva certo necessità economiche o di protagonismo quando decise di appoggiare la causa delle ‘rondinelle’ bresciane; se l’ha fatto è perché solo un vero campione è pronto ad accettare sfide dure ed impegnative, solo un leader può decidere di rimettersi in gioco e far risorgere una squadra dalle macerie, e questo era Roberto Baggio.

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Storia del Brescia Calcio

Fondato nel 1911, il Football Club Brescia nacque dalla fusione di Unione Sportiva Bresciana, Victoria e Gimnasium, ed il consiglio direttivo venne formato da Franco Apollonio, Pietro Gabriotti, Antonio Masperi, Manlio Schreiber, e Gabriele Rosa, i quali chiamarono subito alla guida tecnica della squadra mister Ettore Bacchelli, reduce da successi in campionato con il Club Sportivo Brixia. Ebbero dunque immediatamente inizio i lavori per costruire un campo da gioco che fosse adatto al progetto, perché prima non esisteva neppure.

Il neonato Football Club Brescia fece dunque il suo esordio nel campionato nazionale di Terza Categoria nella stagione 1911-1912 dove, dopo aver superato un primo turno eliminatorio per forfait della squadra avversaria (la Trevigliese), superò anche il Savoia Milano in una doppia finale (vinse fuori casa 2-3 e pareggiò in casa 1-1), aggiudicandosi la qualificazione al campionato di Promozione Lombarda 1912-1913. Da lì in poi ci fu un blocco delle attività sportive a causa delle guerre e, per quello che si riusciva a giocare, i risultati non erano affatto soddisfacenti.

Gli anni difficili fino a Baggio

La storia del Brescia ha vissuto momenti alterni lungo tutta la decade degli anni trenta e quaranta, ma la squadra non riusciva mai a trovare una sua identità di gioco e, a testimonianza di ciò, i risultati erano abbastanza scarsi. I tifosi delle ‘rondinelle’ dovranno attendere la stagione 1939-1940 per tornare in qualche modo a gioire; il Brescia si piazza infatti al sesto posto nel campionato cadetto (serie B), a soli 6 punti dalla promozione, quasi un trionfo per tutta la città.

Anche gli anni ‘50 e ‘60 furono anni tristi e senza soddisfazioni per i bresciani, almeno fino al 1965 quando, pilotati dall’allenatore Renato Gei, vincono il campionato di Serie B e salgono nella massima divisione. Poi ancora anni altalenanti sempre in bilico tra la serie B e la A, problemi societari, disillusione dei sostenitori, fino ad arrivare al cambio radicale voluto dal nuovo presidente Luigi Corioni, siamo nel 1990, ovvero gli anni definiti ‘dei rumèni. Sotto la guida di Mircea Lucescu il Brescia riconquista rapidamente la serie A, e lo fa grazie soprattutto ad un piccolo blocco di calciatori rumeni composto da Hagi, Raducioiu, Mateut, Sabau. Iniziano ad arrivare anche le prime competizioni internazionali, ma soprattutto…sta per arrivare il ‘codino d’oro!

L’arrivo di Roberto Baggio a Brescia

Fu il grintoso mister vicentino Eddy Reja a restituire un po’ d’orgoglio e dignità alla squadra, vincendo ancora il campionato cadetto e riconquistando la serie A nel 1997; poi Adani in difesa, Neri in attacco, e soprattutto un giovane e promettentissimo talento di nome Andrea Pirlo che dirigeva ed illuminava il centrocampo, fecero il resto, garantendo al Brescia Calcio s.p.a. la permanenza in serie A.

Nel 2000 il presidente Corioni gioca il tutto per tutto; contratta in un solo colpo Carletto Mazzone alla guida della squadra e Roberto Baggio (già vincitore di un pallone d’oro nel 1993) come uomo guida, simbolo, e capitano coraggioso del nuovo Brescia Calcio; la città impazzisce di gioia, ed il Brescia gioca bene al calcio. Ottavo posto nella massima serie, squadra che aveva finalmente un suo sistema di gioco, ma soprattutto un Roberto Baggio sempre in grande spolvero e delizioso da guardare. Certo il dualismo Baggio-Pirlo era cosa molto difficile da gestire, ma fu proprio in questa occasione che il grande Carletto Mazzone si ‘inventò’ per la prima volta Pirlo davanti alla difesa ed alle spalle del ‘codino’, cosa che ha fatto la fortuna un po’ di tutte le squadre italiane in cui ha giocato, incluso quelle della Nazionale.

Il Brescia Calcio oggi

Attualmente il Brescia non ricorda neppure lontanamente quei periodi d’oro, inoltre sono cambiate molte cose all’interno della società. Dal 2017 il presidente è Massimo Cellino, imprenditore nonchè ex patron del Cagliari Calcio, e la sua gestione trova parecchi pareri contrari tra la gente; certo si sono avute le piacevoli sorprese di giovani talentuosi come Alfredo Donnarumma, cresciuto sotto i saggi consigli di Andrea Caracciolo e David Suazo (in quegli anni mister delle rondinelle), o Simone Romagnoli, ma è soprattutto grazie alla sapiente guida tecnica di Eugenio Corini che il Brescia è riuscito a ritrovare la Serie A nel 2018, e farà certamente di tutto per rimanerci il più a lungo possibile.